Dibattito negli Stati Uniti sulle operazioni di lavaggio degli uccelli rimpasti imprigionati nelle chiazze di petrolio. Secondo alcuni esperti, sarebbe un tentativo inutile, secondo gli ambientalisti impegnati nel Golfo del messico possono ritornare a vivere

Nella foto: un baby pellicano ripulito dal petrolio e osipte della Pelican Harbor Seabird Station a Miami, dove è stato trasportato dalla Louisiana con un volo di quattro ore
VENICE (Louisiana) - La riabilitazione dei volatili imprigionati nel petrolio che esce dalla piattaforma della BP è uno degli aspetti più importanti delle operazioni di salvataggio nel Golfo del Messico.
Fino a oggi nel Golfo sono stati recuperati poco più di 1000 uccelli, e di questi il 50 per cento è morto immediatamente. Del restante 50, il 39 tra quelli ripuliti sono stati reintrodotti nel proprio ambiente naturale e tutti all’interno del Pelican Island National Wildlife Refuge, un’area protetta al largo della Florida.
Adesso si è aperto un dibattito sul’utilità di queste operazioni. Secondo una biologa del Wattenmeer National Park sarebbe più umano dare l’eutanasia gli uccelli finiti nell’olio nero che cercare di prolungarne la vita. Le dolorosissime operazioni di pulizia, secondo l’esperta, li farebbero soffrire inutilmente e non aumenterebbero affatto le loro possibilità di sopravvivenza.
Per confermare la tesi, la biologa ha anche citato un rapporto stilato anni fa dal WWF che faceva seguito a un incidente avvenuto in acque spagnole, il WWF esprimeva dubbi sull’opportunità di ripulire gli uccelli finiti nel petrolio versato in mare dalla Prestige, una super petroliera naufragata al largo della costa galiziana rilasciano in mare oltre 60 milioni di litri di petrolio. Il WWF in realtà si è affrettato a emettere un comunicato cercando di rettificare la posizione assunta nel 2002, ma senza esprimersi né a favore né contro la posizione della biologa.
Gli ambientalisti imPegnati nelle operazioni di salvataggio nel Golfo del Messico sostengono che coloro che critano gli sforzi si basano su dati vecchi e non tengono conto del miglioramento delle tecniche di recupero. I ricercatori sottolineano inoltre che, negli ultimi incidenti petroliferi, oltre il 50 per cento degli uccelli salvati sono ritornati al loro ambiente naturale. Addirittura, nel caso di una fuoriuscita avvenuta in Antartide alla fine del 1999, dei 12 mila pinguini salvati, ben il 95 per cento è riuscito a far ritorno ai ghiacciai.
“Studi condotti di recente negli USA dimostrano che la percentuale di sopravvivenza degli uccelli recuperati ha raggiunto, in alcuni casi, anche il 60 per cento”, afferma a sostegno di quest’ultima tesi Roger Helm, capo del dipartimento salvaguardia ambientale dello US Fish and Wildlife Service, l’agenzia che si fa carico del benessere delle speci animali negli Stati Uniti.
fonte: http://www.aqva.com


